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Notizia pubblicata il 26 Giugno 2017
Amatrice, verso la «casa della montagna» per sperare ancora
articolo di Luca Calzolari - Corriere della Sera
Commissione Escursionismo
Amatrice, verso la «casa della montagna» per sperare ancora

Dopo il terremoto la priorità è ricostruire. Le case, innanzitutto. Ma anche la comunità. In questo contesto c’è qualcosa che né i soldi né i muri possono restituire. Stiamo parlando della speranza. Ovvero la promessa di una vita nuova o ritrovata. Al di là delle sue funzioni più tangibili, la “Casa della montagna” che sorgerà ad Amatrice servirà anche a questo. A non smettere di vivere, a continuare a sperare.
Sarà un edificio rigorosamente antisismico (del resto, ci mancherebbe altro). Ma anche sostenibile e completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Tutti valori aggiunti di un progetto che ha come vero obiettivo quello di offrire nuove opportunità a una terra martoriata.
Siamo ad Amatrice, città simbolo del sisma del centroitalia, a circa 955 metri sopra il livello del mare. Con le montagne che oggi fanno da sfondo a una scenografia naturale che ti colpisce dritta allo stomaco. Perché ci sono ancora le macerie e perché la vita stenta a ripartite nonostante tutto, nonostante tutti. E non è un caso che siano proprio i profili di quelle montagne ad aver ispirato la progettazione della “Casa”. Viste in controluce, potrebbero essere giustapposte. E combacerebbero, come un tutt’uno.
Un progetto che nelle intenzioni si svilupperà là dove sorge ciò che resta della palestra della scuola Capranica e che il Club alpino italiano (Cai) ha promosso e sostenuto grazie alla preziosa collaborazione di Anpas e Edison.
«Il bisogno di ripartire, di avere punti fermi, di riavere subito ciò che non c’è più».
Sono le parole che pochi giorni fa, in un caldo pomeriggio primaverile, la vicepresidente generale del Cai Lorella Franceschini ha ricordato durante il primo sopralluogo collettivo. Non è stata lei a pronunciarle, ma Marco Salvetta, presidente della sezione di Amatrice del Club alpino, subito dopo il terribile terremoto.
«Da questo pensiero e da questo bisogno nasce il desiderio del Cai di dare un fattivo contributo al futuro di Amatrice. A partire dalla ricostruzione sociale» spiega Franceschini.
Per questo progetto il Cai ha utilizzato in parte i fondi raccolti dopo il sisma, in parte risorse personali. L’ha fatto perché crede nel ruolo sociale (e terapeutico) della montagna. Crede che l’aggregazione e l’offerta di nuovi servizi rappresentino un ulteriore passo vero la rivitalizzazione. Non solo della città e di chi la abita, ma anche del turismo (sempre più sostenibile e indispensabile). Una speranza, quindi, che passa anche attraverso il centro polifunzionale di questa nuova “Casa”, dalla palestra di arrampicata, dai venti posti letto messi a disposizione, dalla sala multimediale e dalla biblioteca. Qua saranno svolte attività educative e formative. E al centro, come sempre, ci sarà la montagna.
Investire su tutto questo non significa dimenticare ciò che è più importante. Perché le case, quelle dei cittadini, sono e restano una priorità. Un diritto essenziale da cui non si può prescindere. Ma per fare in modo che l’indotto del turismo possa registrare il segno “più” e per evitare lo spopolamento, occorre investire anche sui luoghi d’incontro. Non solo per il rilancio delle terre alte dell’Appennino, ma anche – come ha ben sottolineato Franceschini – per proporre un «modello di condivisione e coesione tra le genti di montagna».
Un obiettivo che Cai, Anpas e Edison stanno cercando di tradurre realizzando questa grande opera, per aiutare le comunità colpite a tornare a nuova vita.

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