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Notizia pubblicata il 04 Maggio 2017
Sull’Appennino a «caccia» di beni storici
Articolo di Luca Calzolari tratto da Corriere della sera 2 MAGGIO 2017
Commissione Escursionismo
Sull’Appennino a «caccia» di beni storici

I sentieri non esistono in natura. Sono prodotti culturali nati per la necessità di congiungere un punto a un altro. Quelle antiche vie di comunicazione sono dense di testimonianze dell’opera dell’uomo. La bellezza non si trova solo sulla facciata di un’antica chiesa, si incontra anche lì, in mezzo alla natura, lungo quei sentieri che oggi camminiamo per scelta.


I beni architettonici presenti sui sentieri sono un prezioso patrimonio culturale di cui ad oggi non esiste una mappatura completa. Parte di questo patrimonio è ancora da conoscere e stenta a entrare di diritto in quelli che comunemente consideriamo beni culturali. Come fare per portarlo alla luce e valorizzarlo? Una strada è diventata realtà grazie al terremoto. Non si tratta né di una provocazione né tantomeno di un paradosso. È ciò che sta accadendo in Emilia-Romagna. La stessa Emilia colpita dal sisma del 2012.


Cinque anni fa, subito dopo la fase dell’emergenza, nacque un bisogno (anch’esso condiviso): individuare con maggior dettaglio e precisione i beni architettonici colpiti dal terremoto. Una mappatura precisa, necessaria per poter conoscere la situazione e organizzare gli interventi. Grazie al Ministero dei beni e delle attività culturali (Mibact) fu sviluppato un software che colmava le lacune degli strumenti precedenti. I dati raccolti sono poi finiti su una mappa. Una cartografia precisa, puntuale e interattiva consultabile da chiunque su www.patrimonioculturale-er.it.


Testata la qualità e la facilità d’uso dello strumento si è deciso che bisognava sfruttarne le potenzialità per allargare la mappatura dei beni architettonici della regione. E cosi quel patrimonio di dati si è ulteriormente arricchito ed è stato messo a disposizione dei cittadini, turisti compresi. Perché oltre ai beni architettonici e archeologici, oltre agli archivi storici e ai musei, su quella piattaforma oggi stanno entrando anche i sentieri storici.


L’obiettivo è chiaro: promuovere la conoscenza della rete sentieristica, tutelarla e valorizzarla anche attraverso i beni storici. Per questo – nell’ottica della condivisione e della partecipazione – oltre ad aver collaborato con Fai, Touring Club e Wikipedia, nell’Anno dei cammini il Ministero ha stretto un accordo con il Club alpino italiano (Cai).


In Emilia-Romagna l’accordo si è sviluppato in una linea di lavoro specifica. E così i sistemi informativi geografici (WebGIS) possono essere costantemente aggiornati per facilitare la gestione quotidiana della tutela di questo straordinario patrimonio tra i monti. Come? Grazie soprattutto ai soci Cai, che stanno segnalando i beni storici non ancora censiti presenti sui sentieri. Con il GPS posizionano il bene, lo fotografano e inviano il tutto al Ministero. Ad oggi sono circa duemila le segnalazioni. Naturalmente, prima della pubblicazione, le informazioni vengono validate dal Mibact.


Un impegno corposo per i soci Cai, che richiede formazione, metodo e pazienza, ma che regala nuove prospettive.


«Da quando ho iniziato a collaborare con questo progetto vedo con occhi nuovi edifici, acciottolati, ponti e piccole maestà presenti lungo i sentieri». Ce lo racconta Giovanna Barbieri della sezione Cai di Sassuolo. «Prima li incontravo, ne notavo la bellezza o li riconoscevo come punto di riferimento del percorso. Oggi li cerco. Fermarmi a osservarli, curiosare tra i dettagli e censirli mi fa capire meglio il significato di paesaggio e territorio. E anche il valore culturale. Credo sia importante valorizzarli, anche per aiutare lo sviluppo del turismo sostenibile della nostra montagna».


La collaborazione tra Gruppo regionale Cai Emilia-Romagna e il Segretariato Emilia-Romagna del Mibact, per Sabina Magrini, segretario regionale del Mibact regionale, «traduce nella realtà uno dei nuovi indirizzi strategici che il Ministero si è assunto, cioè la realizzazione di progetti con le Regioni, gli enti locali e le istituzioni per la valorizzazione e la promozione turistica di itinerari culturali e di eccellenza paesaggistica sostenibili e delle iniziative finalizzate a promuovere la conoscenza delle identità culturali delle comunità del territorio».


Ma ciò che più conta, in questo inedito percorso, non è solo aver valorizzato uno strumento nato per un evento drammatico come il terremoto trasformandolo una nuova opportunità per il territorio. E non è neppure l’utilizzo pubblico degli open data, che oltre ad agevolare le pubbliche amministrazioni servirà anche come incentivo per lo sviluppo del turismo sostenibile. No, il merito più grande di questa iniziativa è riconoscere i sentieri in quanto tali come bene storico e culturale. Segni dell’uomo incastonati in quelle opere geniali e sublimi della natura che sono le montagne. Un’altra delle tante meraviglie del paesaggio che ci regalano le terre alte del Belpaese. Per goderne è sufficiente camminare a occhi aperti.

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